
«Ciao, amore, eccomi qua puntuale. A che ora arrivi domani?»
Glielo aveva promesso a Livia, il mese avanti, che in ottobriro avrebbe potuto passare un sabato e una domenica con lei a Boccadasse. Anzi, nella telefonata della sera prima le aviva detto che, essendo tornato Mimì dalle vacanze, si sarebbe potuto trattenere macari il lunedì. Allora perché gli venni ci fatto di rispondere come rispose?
«Livia, mi devi scusare, ma temo proprio di non riuscire a liberarmi. Mi è capitato che…»
«Zitto!»
E calò un silenzio che parse tagliato con un colpo di mannaia.
«Non è per una questione di lavoro, credimi» ripigliò lui doppo tanticchia, coraggiosamente.
Voce di Livia proveniente dalle parti della Groenlandia del nord.
«Che ti è successo?»
«Ti ricordi di quel dente che mi doleva? Bene, mi è tornato all’improvviso un dolore che …»
«Sono io il dente che ti duole» fece Livia.
E riattaccò.
Montalbano s’infurio. Va bene, le aveva contato una farfantarìa, ma metti che il malo di denti ce l’avesse avuto pi davero, era quello il modo di rispondere di una fìmmina innamorata? A uno che arraggia per il duluri? Ma almeno una parola di compatimento, Christo santo! Tornò ad assittarsi nella verandina spiandosi pirchì aviva detto a Livia che non sarebbe più andato a trovarla. Fino a un secondo prima era deciso a partire, poi quelle parole gli erano nisciute dalla vucca accussì, senza controllo, senza che se ne rendeva conto. Un attacco incontrollato di lagnusìa, vale a dire un’irresistibile voglia di non fare nenti, standosene a tambasiare casa casa in mutande?
No, provava veramente gana di aviri Livia allato a lui, sentirla vivere, sentirla respirare nel letto addrummisciuta, sentirla trafichiare, sentirla ridere, sentire la sua voce che lo chiamava dalla spiaggia o dall’altra cammara.
E allura pirchì? Una botta di sadismo, come spisso o capita tra innamorati? No, non era cosa che apparteneva alla natura so’. Possibile che aviva fatto una cosa senza senso, irrazionale?
