
Lo pruì al commissario. Solito quarto di foglio di carta quadrettata, solita biro.
CONTINUO A CONTRARIMI
«Bih, che grandissima camurrìa» sbottò Montalbano, «quanto minchia di tempo ci mette ‘sto stronzo a finire di contrarsi?»
Trasì in quel momento Mimì Augello, frisco, sbarbato, elegante. Si era fatto una misata di vacanza in Germania, ospite di una picciotta di Amburgo che aveva la ‘stati avanti accanosciuto alla pilaja.
«Ci sono novità?» spiò assetandosi.
«Si» arrispunni secco Montalbano. «Tri omicidi.»
Quanno lo vedeva accussì arriposato e sorridente, al commissario gli smorcava il nirbuso e Mimì gle faceva ‘ntipatia.
«Minchia!» reagì Augello alla notizia saltando letteralmente dalla seggìa.
Poi, taliando in faccia gli altri due, si fece pirsuaso che c’era qualichi cosa di strammo.
«Mi state babbiando?»
Fazio si mise a taliare il soffitto.
«In parte sì e in parte no» disse il commissario.
E gli contò tutta la facenna.
«Questo non è uno scherzo» fece Mimì alla conclusione restando mutànghero e pinsoso.
«Mi dispiace solo che stavolta ha ammazzato un armalo che né io né Fazio ci possiamo mangiare» disse Montalbano.
Augello lo taliò.
«Ah, tu la pigli accussì?»
«E come la dovrei pigliare?»
«Salvo, quello va a crescere.»
«Non ti ho capito, Mimì.»
«Mi riferisco alle dimensioni delle…»
Si fermò, imparpagliato. Non gli pariva giusto chiamarle vittime.
«… degli armali. Un pesce, un pollo, un cane. La prossima volta, vedrete, ammazzerà una pecora.»
Venniridì 10 ottobriro il commissario stava assittato nella verandina che si era appena appena mangiato una caponatina da primo premio assoluto, quanno il telefono sonò. Erano le dieci di sira e Livia, come al solito, spaccava il secondo.
