«Non lo sapevo.»

«Certo, dottore. A vossia i pisci d’aqua duci ci sdignano. Che devo fare con Ennicello?»

«Te lo dico io cosa devi fare. Torna al ristorante e fatti consegnare il muletto dicendo che ti serve per approfondire 1’indagine. »

«E dopo?»

«Te lo porti a casa e te lo fai cucinare. Te lo consiglio alla griglia, ma la brace non deve essere forte, mi raccomando. Riempigli la panza con rosmarino e tanticchio d’aglio. Condiscilo col salmoriglio. Dovrebbe essere mangiabile.»


Nelle jornate che vennero appresso, in commissariato ci fu il solito trantran, fatta cizzione di tri fatti un tanticchia più impegnativi degli altri.

Il primo fu quanno il ragioniere Pancrazio Schepis, tornato a la so’ casa a ora inconsueta, aviva scoperto la so’ ritogliere, signora Maria Matildina, stinnicchiata completamente nuda supra il letto mentri il famoso “Mago di Bagdad”, al secolo Minnulicchia Salvatore di Trapani, macari lui nudo, “usava il di lui sesso come aspersorio”, siccome scrisse Galluzzo nel suo diligente rapporto. Passato il primo sbalordimento, il ragioniere aviva scocciato il revorbaro ed esploso colpi cinque all’indirizzo del mago fortunatamente pigliandolo solo alla coscia mancina.

Il secunno fu quanno la casa della novantina signora Balduino Lucia venne completamente svaligiata dai latri. Una fulminea indagine di Fazio inequivocabilmente accertò che il latro era uno solo: il nipote della signora Balduino, il sidicino Filippuzzo Dimora, al quale la nonna aviva negato i soldi per accattarsi il motorino.

Il terzo fu quanno tri magazzini di proprietà del vicesinnaco Bartolotta Giangiacomo furono abbrusciati nella stissa notti e la facenna venne catalogata da tutti come un chiaro avvertimento contro certe iniziative del vicesinnaco che passava per essiri uno strinuo combattente antimafia.

Abbastarono dodici ore per accertare che la benzina che aviva dato foco ai magazzini l’aviva accattata l’istisso vicesinnaco.



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