— Oh, certo! Qui tutto è automatizzato. Sia il computer sia i dispositivi che rinforzano le immagini possono funzionare autonomamente, così come la macchina da ripresa — disse con leggerezza. — Ma alcuni di noi preferiscono restare sul posto tutta la notte per essere sicuri che tutto proceda come deve. Quanto a me, credo di essere piuttosto all'antica in proposito.

— Oh, no — si affrettò a ribattere lei. — Secondo me siete… be', siete molto coscienzioso. — Così dicendo Jenny pensava al modo migliore per rimediare un bel voto senza che lui le mettesse le mani addosso.

Lord si strinse nelle spalle con fare modesto. — Vedi, c'è sempre la possibilità che accada qualcosa di inaspettato. Magari un guasto alle apparecchiature, oppure qualcosa di insolito che richiede un esame immediato.

— Vi è mai capitato di osservare un fenomeno imprevisto? — chiese Jenny. — Una cosa che nessuno aveva mai visto prima.

— Be', no — ammise lui. — Non ancora, ma…

S'interruppe, accorgendosi che poteva osservare chiaramente la faccia di lei. Voltandosi, guardò verso oriente, dove il cielo era di un biancore latteo. Guardò l'ora. C'era abbastanza luce per distinguere le lancette.

— Le due e dodici — mormorò. — Mancano cinque ore all'alba.

Un soffio di brezza tiepida li avvolse, e Jenny si rilassò. Non aveva più la pelle d'oca. Ma Lord fissava a bocca aperta il cielo che si andava schiarendo.

— Non è possibile — disse. — Non è possibile.

Il vento aumentava, sempre più caldo, come in un meriggio di mezza estate. La foresta che circondava la montagna sospirava e gemeva squassata dal vento. Il cielo assunse il colore del rame fuso, e le stelle sbiadirono. Gli uccelli cominciarono a cinguettare sugli alberi.

E Lord, intanto, continuava a guardare il cielo sempre più luminoso. — Oh, Dio mio — sussurrò. — Oh, Dio mio…



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