L’importante, per lui, era che per la prima volta, dopo tanti anni, si sorprendeva a pensare in termini di passato e futuro; si ritrovava acutamente consapevole della natura di quell’epoca. Coloro-che-devono-essere-conservati erano una favola perfino per i loro figli! Erano passati i giorni in cui i vagabondi bevitori di sangue cercavano il loro sacrario e il loro sangue possente. Nessuno credeva più in loro, nessuno se ne curava!

E in ciò stava l’essenza di quel tempo; i suoi mortali, di una schiatta ancora più pratica, rifiutavano il miracoloso in ogni forma e misura. Con un coraggio senza precedenti, avevano basato saldamente il loro più grande progresso etico sulle verità radicate nella realtà fìsica.

Erano trascorsi duecento anni da quando aveva discusso con Lestat degli stessi argomenti su un’isola del Mediterraneo… il sogno di un mondo senza dio ma veramente morale, dove l’amore per il prossimo fosse l’unico dogma. Un mondo nel quale non c’è posto per noi. E adesso quel mondo s’era quasi realizzato. E il vampiro Lestat era passato all’arte popolare, dove avrebbero dovuto finire tutti i vecchi diavoli, e dove avrebbe dovuto portare con sé l’intera tribù maledetta, inclusi Coloro-che-devono-essere-conservati, anche se forse non l’avrebbero mai saputo.

La simmetria di tutto ciò lo fece sorridere. Non soltanto provava soggezione, ma era anche sedotto dall’idea di ciò che aveva fatto Lestat. Poteva comprendere molto bene il richiamo della fama.

Ah, lo aveva smodatamente eccitato vedere il suo nome scarabocchiato sulla parete del bar. Aveva riso, ma quella risata gli aveva fatto piacere.

Bisognava riconoscere che Lestat era stato abilissimo nel costruire quel dramma così ispirato… e infatti di questo si trattava. Lestat, l’attore boulevardier dell’Ancien regime, asceso al ruolo di star in quell’era splendida e innocente.



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