Ma doveva tornare a casa. Il concerto avrebbe avuto luogo tra diverse sere, e allora avrebbe riveduto Lestat, se così avesse deciso… Era delizioso non sapere esattamente cosa avrebbe fatto, come pensavano invece di saperlo altri, altri che neppure credevano in lui!

Attraversò Castro Street e si avviò a passo svelto in Market Street. Il vento s’era placato e l’aria era quasi tiepida. Continuò con quell’andatura sostenuta, fischiettando tra sé come faceva spesso Louis. Si sentiva piacevolmente umano. Poi si fermò davanti a un negozio di radio e televisori. Lestat cantava in ogni schermo, grande o piccolo che fosse.

Rise tra sé del grandioso concerto di gesti e movimenti. L’audio era spento, sepolto in minuscoli semi splendenti negli apparecchi. Avrebbe dovuto cercare per captarlo. Ma non era già affascinante limitarsi a osservare in uno spietato silenzio le smanie del principino dai capelli biondi?

La telecamera indietreggiò per inquadrare la figura intera di Lestat che suonava il violino come sospeso nel vuoto. Ogni tanto una tenebra stellare l’avvolgeva. Poi all’improvviso si schiusero due battenti… era una riproduzione esatta del sacrario di Coloro-che-devono-essere-conservati! E c’erano… c’erano Akasha ed Enkil, o meglio due attori truccati per sostenere quelle parti, egizi dalla pelle bianca, i capelli neri lunghi, come strisce di seta, e i gioielli scintillanti.

Era ovvio. Perché non aveva intuito che Lestat si sarebbe spinto fino a quell’estremo volgare e tentatore? Si protese, per captare la trasmissione del suono. Udì la voce di Lestat, un po’ più forte del violino.



22 из 572