
Sutty si frugò nelle tasche della giacca, cercando un akagest, ma li aveva mangiati tutti. Le faceva male lo stomaco. Cibo cattivo, aveva mangiato troppo cibo cattivo per troppo tempo, robaccia trattata, integrata con proteine e condimenti e stimolanti, che costringeva a comprare gli stupidi akagest. E gli stupidi e assurdi ingorghi stradali causati dalle stupide auto malfatte che si rompevano in continuazione, e il rumore continuo, gli slogan, le canzoni, la propaganda, un popolo che a suon di strombazzamenti si gasava e commetteva tutti gli errori commessi da ogni altra popolazione in fase di rapido progresso tecnologico… Sbagliato.
Atteggiamento giudicatorio. Era sbagliato permettere che la frustrazione le annebbiasse il pensiero e le percezioni. Era sbagliato avere preconcetti. Guardare, ascoltare, rilevare: osservare. Ecco il suo compito. Quello non era il suo mondo.
Ma lei era lì, su quel pianeta, in quel mondo. Come poteva osservarlo dal momento che era impossibile distaccarsene? O l’iperstimolazione dei quasiveri che doveva studiare, o il frastuono delle strade: non c’era nessun posto dove andare per sottrarsi all’incessante aggressione della propaganda, tranne la solitudine del suo appartamento, dove poteva isolarsi dal mondo che era venuta a osservare.
In sostanza, non era adatta a fare l’osservatrice, lì. In altri termini, era il suo primo incarico e lei aveva fallito. Sapeva che l’inviato l’aveva convocata per dirle questo.
Era già quasi in ritardo per l’appuntamento. Il robotaxi fece un altro balzo in avanti, e l’impianto audio alzò automaticamente il volume per uno degli annunci dell’Azienda. Non esisteva pulsante di spegnimento. «Un annuncio del Dipartimento di Astronautica!» disse una voce femminile sonora, energica, sicura. E Sutty si coprì gli orecchi con le mani e gridò: «Chiudi il bec…».
