
«Le porte del veicolo sono chiuse» disse il robotaxi, con la monotona voce meccanica assegnata alle macchine che rispondevano a ordini verbali. Sutty si rese conto della comicità della situazione, ma non riuscì a ridere. L’annuncio proseguì interminabile, mentre le voci stridule nell’aria cantavano: «Sempre più in alto, sempre più grandi, in marcia verso le stelle!».
L’inviato dell’Ekumene, un chiffewariano dagli occhi miti di nome Tong Ov, era ancora più in ritardo di lei all’appuntamento perché aveva perso tempo quando era uscito di casa per colpa del cattivo funzionamento del lettore d’identità del palazzo, episodio di cui rise. «E qui in ufficio il sistema ha smarrito il microdoc che volevo darti» disse, spulciando file. «L’ho codificato, perché naturalmente controllano i miei file, e il mio codice ha confuso il sistema. Però so che il documento è qui, da qualche parte… Intanto raccontami come sono andate le cose.»
«Be’» esordì Sutty, e s’interruppe. Da mesi parlava e pensava in dovzano. Per un attimo, anche lei dovette esaminare i propri file: hindi no, inglese no, hainiano sì. «Mi hai chiesto di preparare un rapporto sulla lingua e la letteratura contemporanee. Ma i cambiamenti sociali avvenuti qui mentre ero in viaggio… Be’, dato che adesso è illegale parlare o studiare qualunque lingua che non sia il dovzano o l’hainiano, non posso lavorare sulle altre lingue. Sempre che esistano ancora. Quanto al dovzano, i Primi Osservatori hanno compiuto un’indagine linguistica molto accurata. Io posso solo aggiungere qualche dettaglio e qualche vocabolo.»
«E per quanto riguarda la letteratura?» chiese Tong.
«Tutti i testi scritti nei vecchi caratteri sono stati distrutti. O se esistono ancora, non so di cosa si tratti, perché il Ministero non permette di accedervi. Quindi, ho potuto studiare solo la letteratura audio moderna. Tutta scritta in base ai dettami dell’Azienda. In genere è molto… è standardizzata.»
