
All’inizio della primavera, quando si erano appena trasferiti lì, il cielo sopra i tetti brillava di un verde freddo e d’oro, mentre lui ritornava a casa. Adesso, in estate, le strade prive d’alberi erano ancora luminose e caldissime alle sette. Gli aerei che decollavano dall’aeroporto, dieci miglia più a sud, tagliavano quel cielo pesante e abbacinante, trascinandosi dietro il rombo e la loro ombra; le altalene rotte dei campi giochi scricchiolavano lungo i viali. Quel quartiere residenziale si chiamava Kensington Heights. Per raggiungere Oak Valley Road, lui attraversava Loma Linda Drive, Raleigh Drive, Pine View Place, svoltava in Kensington Avenue, attraversava Chelsea Oaks Road. Non c’erano alture, né valli, né Raleigh, né querce. Su Oak Valley Road le case erano palazzine a due piani esafamiliari, dipinte di marrone e di bianco. Fra un garage e l’altro c’erano piccoli tratti a prato, bordati di pietre bianche frantumate e piantati a ginepri. Gli incarti della gomma da masticare, le lattine delle bevande analcoliche, i coperchi di plastica, i gusci e gli scheletri indistruttibili delle merci deperibili che lui maneggiava alla cassa del supermarket giacevano fra le pietre bianche e le piante scure.
