Gene Wolfe

La spada del Littore

I

IL SIGNORE DELLA CASA DELLE CATENE

— Era nei miei capelli, Severian — disse Dorcas. — Così, sono rimasta sotto la cascata, nella sala delle pietre calde… non so se il reparto maschile è disposto nello stesso modo. Ogni volta che sono venuta fuori dall’acqua, le ho sentite parlare di me; e chiamavano te il macellaio nero, ed in altri modi che non voglio riferirti.

— È abbastanza normale — osservai. — Probabilmente, eri la prima straniera che entrava in quel luogo da un mese a questa parte, e c’era da aspettarsi che avrebbero spettegolato sul tuo conto, e che le poche donne che sapevano chi eri sarebbero state orgogliose di questo ed avrebbero forse raccontato qualche storia. Quanto a me, ci sono abituato, e tu devi aver udito parecchie volte espressioni di questo tipo lungo la strada che abbiamo percorso per venire qui. Io le ho sentite.

— Sì — ammise Dorcas, sedendo sul davanzale della finestra. Nella città sottostante, le luci degli affollati negozi cominciavano a rivestire la valle dell’Acis di una luce gialla, simile al colore dei petali di uno jonquil; ma Dorcas non parve notarlo.

— Ora comprendi perché il regolamento della corporazione mi proibisce di prendere moglie… anche se sono pronto ad infrangere tale regolamento per te, come ti ho detto più volte… in qualsiasi momento tu me lo chieda.

— Intendi dire che sarebbe meglio vivere da qualche altra parte e venire a trovarti solo una o due volte la settimana o attendere che tu venga a trovare me?

— Solitamente, è così che si fa. Ed alla fine, le donne che oggi parlavano di noi comprenderanno che potrebbero un giorno trovarsi loro stesse, o i loro figli e mariti, sotto le mie mani.

— Ma non capisci che non è questo il punto? Il fatto è che… — Dorcas s’interruppe e divenne silenziosa, e, dopo che nessuno dei due ebbe pronunciato parola per parecchio tempo, si alzò e prese a camminare per la stanza, le braccia serrate una nell’altra. Era una cosa che non le avevo mai visto fare prima, e mi turbò.



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