
La collocazione in un distretto popoloso e ben difeso elimina questi problemi, ma ne fa sorgere altri anche peggiori: in simili luoghi, non è necessario che il prigioniero abbia centinaia di amici, ne bastano anche solo uno o due, e non è neppure necessario che questi due siano uomini d’armi… bastano anche una donna delle pulizie ed un ambulante, se sono persone intelligenti e risolute. Per di più, una volta che il prigioniero è riuscito a superare le mura, viene fagocitato da una folla senza volto, per cui la sua cattura non è più un affare per cani e cacciatori di uomini, ma piuttosto per agenti ed informatori.
Nel nostro caso, era fuori discussione poter pensare ad una prigione distaccata ed isolata: anche se una simile prigione fosse stata dotata di un numero sufficiente di soldati, in aggiunta ai carcerieri, che permettesse di respingere gli attacchi degli autoctoni, degli zoantropi e dei coltellarii che vagabondavano per la regione, per non parlare delle truppe personali degli esultanti (su cui non si poteva fare mai affidamento), sarebbe comunque stato impossibile far arrivare i rifornimenti senza dotare di una scorta armata i convogli che li trasportavano. Il Vincula di Thrax, pertanto, era per forza di cose collocato all’interno della città, e precisamente a metà del pendio collinare della riva occidentale ed a mezza lega circa dal Capulus.
Il Vincula è una struttura antica, ed io ho sempre avuto l’impressione che fosse stato concepito come prigione fin dall’inizio, anche se, stando alla leggenda, in origine sarebbe stato una tomba, solo negli ultimi secoli allargata e convertita al suo nuovo scopo. Agli occhi di un osservatore che si trovi sulla più spaziosa riva orientale, esso appare come una bertesca rettangolare sporgente dalla roccia, una bertesca che, sul Iato a lui visibile, sembra essere di quattro piani, il cui tetto piatto ed orlato di merli termina contro la roccia della collina.
