
I prigionieri erano alloggiati in una galleria inclinata scavata nella roccia, e la loro sistemazione non era realizzata né mediante celle individuali simili a quelle che avevamo noi per i nostri clienti nelle segrete, a casa, né mediante una grande stanza comune, del tipo che avevo visto applicato quando ero stato rinchiuso nella Casa Assoluta. Qui, invece, i prigionieri erano incatenati lungo le pareti della galleria, ciascuno con un resistente collare di ferro intorno al collo, in modo da lasciare nel centro uno spazio abbastanza largo perché due clavigeri potessero camminarvi affiancati senza correre il rischio che venissero loro sottratte le chiavi dalla cintura.
La galleria era lunga circa cinquecento passi e permetteva di ospitare più di mille prigionieri. La necessaria provvista d’acqua proveniva da una cisterna incassata nella roccia sulla cima della collina, e gli escrementi e l’altra sporcizia venivano eliminati facendo scorrere l’acqua nella galleria ogni qualvolta la cisterna minacciava di traboccare, mentre uno scolatoio praticato nella parte inferiore della galleria convogliava l’acqua di scolo fino ad un condotto che attraversava la parete del Capulus per svuotarsi nell’Acis a valle della città.
In origine, la bertesca rettangolare aggrappata alla roccia e la galleria stessa dovevano aver costituito l’intero complesso del Vincula, ma la sua struttura era stata in seguito complicata da un confuso labirinto di gallerie di diramazione o parallele, risultanti da precedenti tentativi di liberare qualche prigioniero scavando un tunnel dall’una o dall’altra casa privata e da successivi scavi eseguiti appositamente per frustrare simili tentativi… tutte gallerie che venivano attualmente utilizzate per sistemare altri prigionieri.
