— Appena avrà finito, allora — concesse Desroches, con un gesto della mano.

— Che sta succedendo?

— La nave del censimento annuale è arrivata ieri. — L’uomo indicò in alto con un pollice, benché l’unica stazione spaziale di Athos si trovasse in orbita sincrona sopra un altro quadrante del pianeta. — C’è la posta. Le sue riviste sono state approvate dal Consiglio dei Censori… ho tutti i numeri usciti l’anno scorso, qui sulla mia scrivania. E c’è anche un’altra cosa.

— Un’altra cosa? Ma io ho ordinato solo le pubblicazioni…

— Non una sua proprietà personale. Una cosa che riguarda il Centro di Riproduzione. — I denti di Desroches biancheggiarono. — Finisca quel che sta facendo, e poi venga a vedere. — Lo schermo si spense.

Certo che sarebbe andato. Un anno di numeri arretrati del Giornale Betano di Biologia Riproduttiva, importato a un costo astronomico, anche se difficilmente l’estremo interesse scientifico di quegli articoli avrebbe fatto brillare di gioia gli occhi di Desroches. Ethan si affrettò, pur procedendo meticolosamente, a completare la fertilizzazione; poi mise il contenitore dell’ovulo nello scomparto dell’incubatrice dal quale, entro sei o sette giorni, se tutto fosse andato bene, la blastula sarebbe stata trasferita in un replicatore uterino su uno dei banchi del laboratorio accanto, quindi salì subito al piano di sopra.

Su un angolo della consolle di comunicazione del capo del personale c’era infatti un’ordinata pila di dischetti, ciascuno nella sua elegante scatoletta etichettata. Sull’altro angolo campeggiava un olocubo raffigurante due ragazzi bruni in sella a un paio di pony dal pelame scuro. Ethan non guardò neppure da quella parte, perché la sua attenzione era stata istantaneamente attirata da un candido contenitore refrigerato, piuttosto voluminoso, poggiato al suolo. Le luci-spia del suo display di controllo brillavano di un rassicurante colore verde.



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