— Bene. Mio fratellastro, il minore, si è preso una settimana di permesso dalla caserma dove presta servizio, così per una volta tanto ci siamo ritrovati insieme a casa. Nella Provincia Meridionale. Per il nostro vecchio è stato bello. Il ragazzo ha avuto una promozione: ora è primo controfagotto nell’orchestra del reggimento.

— Ha intenzione di fare la firma, dopo i due anni di leva?

— Credo di sì. Almeno per altri due anni. Sta coltivando la sua esperienza musicale, cioè la cosa che più gli interessa, e i crediti extra per i doveri sociali che si metterà in tasca non gli daranno affatto fastidio.

— Mmh. — Georos annuì. — Provincia Meridionale, eh? Mi chiedevo perché non la vedevamo mai in giro quando ha un momento libero.

— È il solo modo in cui ho l’impressione di prendermi una vacanza vera: uscire dalla città — ammise seccamente Ethan. Guardò le file di monitor allineati nel cubicolo. Il capo della squadra notturna tacque e sorseggiò il caffè, gettando un’occhiata al medico che ora, esaurito il suo unico argomento di conversazione spicciola, sembrava un po’ a disagio.

I display mostravano il Banco 1 di Replicatori Uterini. Ethan chiamò sugli schermi il Banco 16, dei quali faceva parte l’embrione CJB-9.

— Ah, dannazione. — Scosse il capo e fece un lungo sospiro. — Proprio come temevo.

— Già — annuì Georos, con un sorrisetto malinconico. — Totalmente non-utilizzabile, non c’è dubbio su questo. Un paio di sere fa ho eseguito un ecoscandaglio… è solo una massa di cellule.

— Non potevano diagnosticarlo la settimana scorsa? Perché il replicatore non è stato riciclato? Ci sono altri in attesa. Dio il Padre sa che è vero.

— Per eliminare l’embrione bisognava aspettare il permesso paterno. A proposito… — Georos si schiarì la gola. — Roachie ha chiesto al padre di venire a colloquio con lei, questa mattina.



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