Il fatto è che l’equipaggio era… sì, divertito… credo, dall’apparente incongruenza della mia posizione. Inutile far presente le mie tre dissertazioni sull’Astrophysical Journal, le cinque pubblicate nel Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Dovrei ricordare loro che il nostro Ordine è stato a lungo famoso per la sua opera scientifica. Forse siamo in pochi, ora, ma fin dal diciottesimo secolo abbiamo dato all’astronomia e alla geofisica contributi che eccedono le possibilità proporzionali al nostro numero.

Sarà il mio rapporto sulla Nebulosa della Fenice, la fine dei nostri mille anni di storia? Sarà, ho paura, la fine di qualcosa molto più importante.

Non so chi abbia dato alla Nebulosa il suo nome, che mi sembra veramente ingiusto. Se esso contiene una profezia, non si potrà verificarla prima di miliardi di anni. Anche la definizione di nebulosa è falsa: si tratta di una cosa di gran lunga più piccola di quelle meravigliose nubi, stelle ancora non nate, che sono sparse lungo tutta la Via Lattea. Nella scala cosmica, in realtà, la Nebulosa della Fenice è una piccola cosa, una tenue conchiglia di gas che circonda un’unica stella.

O, piuttosto, quello che di una stella è rimasto…


Il ritratto di Ignazio di Loyola, appeso sopra i tracciati dello spettrofotometro, sembra farsi beffe di me. Che cosa avresti fatto tu, Padre, di questa cosa che porto dentro di me, ora, lontanissimo dal minuscolo mondo che costituiva tutto il tuo universo conosciuto? Forse la tua fede avrebbe superato la prova, così come la mia ha ceduto?



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