
— Invece di stare a discutere su chi si dà maggiormente da fare, è meglio ammettere che nessuno fa qualcosa che possa risolvere il problema. Ma perché, semplicemente, non ammettiamo di essere dei profughi, nascosti qui, tremebondi, che sperano che nessuno li scopra? Secondo me, nessuno di noi è in grado di risolvere il problema, neppure se fosse questione di vita o di morte.
— Penso che qualcuno di noi sia sulla giusta strada — disse Horace — e comunque ci sono anche altri che cercano la risposta. I nostri compagni di Atene e del Pleistocene…
— Esattamente — disse David. — Noi, quelli di Atene, quelli del Pleistocene, e quelli di New York, se Martin e Stella sono ancora laggiù. Quanti, complessivamente?
— Il fatto è — disse Horace — che devono essercene molti altri. I nostri tre gruppi… o meglio, quattro gruppi… si conoscono tra loro. Ma ci devono essere molti altri gruppi, legati tra loro come i nostri quattro, che non conoscono né noi né gli altri. E la cosa ha senso. I rivoluzionari (e noi, in un certo senso, siamo dei rivoluzioriari) sono sempre isolati sotto forma di cellule, e non si conoscono tra di loro.
— Secondo me — ripeté David, ostinato — siamo dei puri e semplici profughi, siamo dei fuggiaschi.
Ormai avevano finito l'abbacchio; giunse Nora per portare via i piatti, e poi ritornò con un fumante sformato di prugne e lo posò al centro della tavola. Emma allungò la mano e lo avvicinò a sé.
— È già tagliato — disse. — Passatemi i vostri piatti da dessert. Per chi ne vuole, c'è anche della crema.
— Oggi ho visto Spike — disse David. — Mentre ero nei campi. Stava giocando a quel suo stupido gioco dei salti.
— Povero Spike — disse Timothy. — È stato risucchiato insieme con noi. Era venuto a trovarci. Non faceva parte della famiglia, ma era con noi quando è giunto il momento di partire. Non potevamp lasciarlo là. Spero che sia contento di stare con noi.
