Boone sollevò il bicchiere e finì il suo scotch. Poi lo appoggiò con attenzione sul tavolo. — Tu pensi che io possa fare il giro dell'angolo che porta in quella scatola.

Corcoran annuì.

— Non sono certo di poterlo fare — gli disse Boone. — Non ho mai usato consapevolmente la mia abilità. È sempre entrata in funzione quando ero in grave pericolo… una sorta di meccanismo di sopravvivenza. Non so se posso farlo a richiesta.

— Ti chiedo solo di provare — disse Corcoran. — Ho già esplorato tutte le altre possibilità. Adesso l'albergo è vuoto e ci sono delle guardie, ma so come entrare. Ho passato un mucchio di tempo al suo interno, a cercare, ad ascoltare, a bussare e a fare buchi, per scoprire il modo di entrare in quella scatola. Nessun risultato. Quando guardo fuori dalla finestra a cui è attaccata la scatola, non vedo niente: solo la strada. Ma se esco all'esterno e guardo in su… la scatola ricompare.

— Jay, che cosa cerchi? Che cosa pensi di trovare in questa tua cosiddetta scatola? — domandò Boone.

Corcoran scosse la testa. — Non lo so. Magari non c'è niente. Martin è diventato la mia ossessione privata. Probabilmente la cifra che ho speso nel corso degli anni per trovare informazioni su di lui supera la somma che lui mi ha dato. Ma adesso è ancora peggio. Tom, io devo assolutamente entrare in quella scatola!

S'interruppe e si mise a fissare il bicchiere vuoto. Poi sospirò e alzò nuovamente lo sguardo. — Il guaio è che non abbiamo molto tempo. È già venerdì sera, e l'esplosione è prevista per domenica mattina, poco prima dell'alba, quando non c'è nessuno per strada.

Boone fece un fischio. — Ci sei quasi.

— Non ho potuto evitarlo. Ho incontrato molte difficoltà per rintracciarti. Quando ho saputo che ti dirigevi a Singapore, ho mandato un telegramma a tutti gli alberghi nei quali c'era possibilità di trovarti. E adesso, se vogliamo ancora fare qualcosa, dobbiamo muoverci in fretta.



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