
— Domani, sabato — assentì Boone.
— Diciamo domani sera. Durante il giorno fanno dei servizi televisivi sulle ultime ore del grande albergo. La zona sarà piena di giornalisti e cameramen. Noi entreremo quando se ne saranno andati tutti.
Si alzò, radunò i bicchieri e li portò nell'angolo bar, fornitissimo. — Sei mio ospite, naturalmente — disse.
— Ci contavo — rispose Boone.
— Bene. Allora, berremo ancora un bicchiere, e magari ci dedicheremo alla commemorazione dei vecchi tempi. Poi ti mostrerò la tua stanza. E fino a domani sera ci scorderemo della scatola.
2. Hopkins Acre: 1745
David vagava nei campi fin dal primo pomeriggio, accompagnato dal suo setter favorito, godendosi il piacere di essere solo in un mondo bello e ordinato.
Dalle stoppie ai suoi piedi si levò un gallo cedrone, con uno stormire d'ali. Automaticamente, David si portò alla spalla il fucile e accostò la guancia al calcio. Quando il mirino si allineò sulla figura del volatile, David assestò un violento scrollone alla canna, verso sinistra. — Bang! — disse. Se nella camera ci fosse stata una cartuccia e lui avesse premuto il grilletto, l'uccello sarebbe caduto a terra.
Il setter, pavoneggiandosi, fece ritorno a lui dal punto dove aveva stanato il gallo; si sedette davanti a David, sollevando lo sguardo e ridendo alla sua maniera, come per dire: «Non è uno spasso?».
C'era voluto molto tempo, ai setter di Hopkins Acre, per adattarsi. Erano stati allevati per puntare gli uccelli e per riportare quelli colpiti. Non avevano capito bene la nuova procedura. Ma adesso, dopo varie generazioni di setter, le cose erano cambiate. Non aspettavano più lo sparo del fucile, e sapevano di non poter trovare uccelli morti.
