
“Una quattordicenne è stata trovata morta nel suo letto due settimane fa, intorno a mezzogiorno. Aveva l’influenza.”
Avrebbe dovuto chiedergli come mai aveva deciso di chiamare proprio lei. Ma non si è data ascolto. “Era a casa da scuola?” gli ha chiesto invece.
“Sì.”
“Sola?” Stava mescolando bourbon, miele e olio d’oliva e teneva la cornetta appoggiata sulla spalla.
“Sì.”
“Chi l’ha trovata? Com’è morta?” ha chiesto versando il miscuglio dentro un sacchetto di plastica che conteneva una bistecca di filetto.
“A trovarla è stata la madre e la causa di morte è ancora da accertare” ha risposto Marcus. “Sembrerebbe tutto normale, a parte il fatto che non si capisce come mai è morta.”
Kay Scarpetta ha messo la bistecca a marinare nel frigo e ha aperto il cassetto in cui tiene le patate, poi ha cambiato idea, ha deciso di fare il pane ai cereali, e lo ha richiuso. Non riusciva a stare ferma, e tantomeno seduta; era nervosa e cercava di non farlo capire. Perché il dottor Marcus l’aveva chiamata? Avrebbe dovuto chiederglielo.
“Con chi abitava la ragazza?” gli ha domandato invece.
“Preferirei parlarne di persona” le ha risposto Marcus. “È un caso complicato.”
Kay stava per dirgli che non poteva aiutarlo, che era in partenza, che aveva in programma due settimane ad Aspen, ma non lo ha fatto. Non lo ha fatto perché non è vero: la vacanza è stata rimandata, o forse annullata del tutto, benché decisa da mesi. Non è riuscita a mentire ed è ricorsa a una scusa più professionale: “Non posso venire a Richmond perché sto lavorando a un caso molto complesso, una morte per impiccagione che i familiari non vogliono rassegnarsi a considerare un suicidio”.
“E perché?” le ha domandato Marcus. Più parlava, meno lei lo ascoltava. “Problemi razziali?”
“Il morto è salito su un albero, si è messo un cappio intorno al collo e si è ammanettato per non poter più cambiare idea” ha spiegato lei, aprendo uno sportello della cucina.
