
Fred Hoyle
La voce della cometa
A Geoffrey e Evelyn Jackson
Longanesi & C., Milano 1986.
Traduzione dall’originale inglese «Comet Halley» di Giorgio Cuzzelli.
Consulenza scientifica di Massimo Turchetta.
PARTE PRIMA
PRIMO CONTATTO
1
Frances Margaret Haroldsen infilò la bicicletta in una rastrelliera davanti al New Cavendish Laboratory per raggiungere subito con andatura da atleta l’ingresso principale. Venticinquenne, laureata in fisica, assistente di laboratorio all’università, era il tipo di ragazza che gli uomini guardano subito una o due volte e poi continuano a guardare.
Il suo ufficio si trovava in uno dei corridoi al pianterreno, un corridoio interno, buio perché di sabato pomeriggio erano accese solo poche luci. Come mai, si domandò, certi edifici, che appaiono perfettamente normali quando sono occupati nei giorni lavorativi, hanno l’aria di essere composti solo di androni e spazi vuoti quando non c’è nessuno durante il week-end. Era un pomeriggio di sabato di fine ottobre, uno di quegli indimenticabili pomeriggi di Cambridge con il cielo terso, nei quali si ha la sensazione che tutta la città sia pervasa dal fumo di legna che brucia. Gli studenti erano pronti ad affrontare il nuovo anno accademico, tutti ragazzi abbastanza giovani per credere di avere a disposizione il mondo intero. Era un pomeriggio nel quale il suono si propagava nell’aria frizzante a distanza tale che si potevano sentire persino al Cavendish Laboratory le sporadiche urla della folla radunata al campo di rugby dell’università nella Grange Road. Frances Margaret non era ancora giunta al proprio ufficio che dal fondo del corridoio venne il rumore di una porta sbattuta con forza. Un giovanotto snello, alto circa un metro e ottanta, uscì a precipizio da uno degli uffici. Nella sagoma che s’intravedeva nel corridoio mal illuminato, Frances Margaret riconobbe Mike Howarth, anche lui un assistente di laboratorio.
