
Nella 23a Strada andò meglio, all'ombra lunga dell'autostrada sopraelevata transurbana che nascondeva il cielo, e Andy procedette lentamente nella semi-oscurità, senza perdere d'occhio il traffico dei rimorchi e dei taxi a pedali. Intorno ad ogni pilastro della sopraelevata era appiccicato un gruppo di persone, come muscoli su palafitte, con le gambe distese, quasi a sfiorare i veicoli. Udì sul suo capo il brontolio decrescente di un autocarro pesante che si allontanava sull'autostrada, e vide che un altro, più in là, era parcheggiato davanti al suo distretto. Una pattuglia di agenti in divisa stava salendovi dalla parte posteriore e il tenente investigatore Grassioli era in piedi vicino alla macchina, con in mano la tavoletta degli appunti e parlava al sergente. Alzò gli occhi, guardò Andy con aria torva, e un tic gli strinse l'occhio sinistro come in una smorfia di collera.
«Era ora che ti facessi vedere, Rusch,» gli disse, spuntando il suo nome sulla lavagnetta.
«Era il mio giorno di libertà, signore, sono venuto appena il fattorino mi ha avvisato.» Con Grassy uno doveva sempre stare all'erta, se non voleva farsi mettere i piedi sul collo. Il tenente aveva l'ulcera, il diabete, e il mal di fegato.
«Un poliziotto è sempre in servizio. Va' a mettere il tuo sedere sull'autocarro. Tu e Kulozik procurate di acciuffarmi un po' di borsaioli. Le lagnanze di Central Street mi rompono i timpani.»
