Tutta colpa di quest'estate senza fine e delle grane. Una tira l'altra. Prima il caldo, poi la siccità e i furti nei magazzini portuali, ora gli Anziani. Erano matti, quelli, a calare in città, col tempo che faceva. O forse era il tempo a farli ammattire. Troppo caldo per pensare. Quando Andy svoltò l'angolo, tutta la Settima Avenue gli si parò innanzi in tutta la sua lunghezza abbacinante e il sole lo investì, facendogli sentire la sua forza sulle braccia e sulle gambe. La camicia gli si incollava sulla schiena. E non erano neppure le nove meno un quarto.

Nella 23a Strada andò meglio, all'ombra lunga dell'autostrada sopraelevata transurbana che nascondeva il cielo, e Andy procedette lentamente nella semi-oscurità, senza perdere d'occhio il traffico dei rimorchi e dei taxi a pedali. Intorno ad ogni pilastro della sopraelevata era appiccicato un gruppo di persone, come muscoli su palafitte, con le gambe distese, quasi a sfiorare i veicoli. Udì sul suo capo il brontolio decrescente di un autocarro pesante che si allontanava sull'autostrada, e vide che un altro, più in là, era parcheggiato davanti al suo distretto. Una pattuglia di agenti in divisa stava salendovi dalla parte posteriore e il tenente investigatore Grassioli era in piedi vicino alla macchina, con in mano la tavoletta degli appunti e parlava al sergente. Alzò gli occhi, guardò Andy con aria torva, e un tic gli strinse l'occhio sinistro come in una smorfia di collera.

«Era ora che ti facessi vedere, Rusch,» gli disse, spuntando il suo nome sulla lavagnetta.

«Era il mio giorno di libertà, signore, sono venuto appena il fattorino mi ha avvisato.» Con Grassy uno doveva sempre stare all'erta, se non voleva farsi mettere i piedi sul collo. Il tenente aveva l'ulcera, il diabete, e il mal di fegato.

«Un poliziotto è sempre in servizio. Va' a mettere il tuo sedere sull'autocarro. Tu e Kulozik procurate di acciuffarmi un po' di borsaioli. Le lagnanze di Central Street mi rompono i timpani.»



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