
Guarda un po', guarda un po', continuava a dire, e rideva perché si accorgeva di avere già l'acquolina in bocca. Dovette sputare la troppa saliva. Polpette di soia! Ve n'era una scatola piena. Belle. Grandi un palmo. Ne addentò una, si strozzò, cercò d'ingoiarla, spingendo le briciole in bocca con le dita sporche, finché la bocca fu tanto piena da non poter deglutire. Masticava con delizia quella materia soffice. Da quanto tempo non mangiava roba così buona?
Billy inghiottì tre di quelle polpette facendo di tanto in tanto una pausa fra un morso e l'altro, cacciando fuori la testa con cautela, respingendo sulle tempie i capelli neri e lisci che gli coprivano gli occhi quando guardava in su. Nessuno l'aveva visto. Estrasse altre polpette dalla scatola, masticandole ora più lentamente, e si fermò soltanto quando sentì che il suo stomaco era gonfio all'inverosimile e brontolava per l'insolita condizione di sazietà. Mentre si leccava le ultime briciole di soia dalle mani, abbozzò il suo piano e già si pentiva di aver mangiato tante di quelle polpette. Erano buona merce di scambio. Erano soldi, e i soldi erano proprio ciò di cui aveva bisogno. Quelle polpette erano roba preziosa, avrebbe potuto saziarsi altrettanto con i crackers di alghe. Maledizione! La scatola di plastica bianca era troppo vistosa se la trasportava apertamente, troppo voluminosa per nasconderla sotto la camicia. Bisognava avviluppare le polpette in qualche cosa. Forse il suo fazzoletto. Lo estrasse dalla tasca, uno straccio sporco e sgualcito ritagliato in un vecchio lenzuolo, e vi impacchettò le ultime dieci polpette, annodando gli angoli affinché non cadessero. Quando se lo infilò sotto la cintura, vide che il gonfiore non si notava molto, sebbene il pacco poggiasse sgradevolmente sulla sua pancia piena. Poteva andare.
