
Aggrappato alle due donne ed evidentemente altrettanto spaventato, c’era uno snello robot di alluminio anodizzato di un rosa molto carico… un robot dalla vita di vespa e dalle caviglie e dai polsi esilissimi, molto più snello dell’elegante Zane Gort e dall’aspetto stranamente femmineo.
Circa un minuto dopo l’esplosione, Joe la Guardia si levò in piedi, accanto all’orologio, attraversò lentamente il locale e tolse da un armadietto una ramazza e una pattumiera dal coperchio a scatto, poi tornò indietro lentamente e cominciò con lentezza ancora maggiore a spazzare intorno agli orli il mucchio dei detriti che circondavano il mulino-a-parole sfasciato, raccogliendo schegge metalliche, pezzi di isolante e stoffa turchese.
Una volta raccolse un bottone d’opale dai rottami e lo fissò per dieci interi secondi prima di scuotere il capo e di lasciarlo cadere nel secchio con un lieve ping.
Le due insegnanti e il robot clamorosamente roseo lo seguirono con tutti i loro cinque occhi, quasi aggrappandosi a ognuno dei suoi movimenti. Era una ben povera figura paterna e un ben povero simbolo di sicurezza, per quel che potevano valere quei simboli e quelle figure, ma per il momento era tutto quello che c’era a disposizione e quindi avrebbe dovuto bastare.
Joe la Guardia aveva riempito e vuotato due volte la pattumiera (un’operazione che ogni volta richiedeva una lunga assenza dalla sala), quando gli scrittori resi frenetici dalla vittoria apparvero in forze, spingendosi nella vasta sala in un cuneo al cui vertice c’erano, terrificanti, le fiamme lunghe sei metri di tre lanciafiamme.
Mentre le tre squadre, composte rispettivamente dall’uomo che manovrava la canna del lanciafiamme e dall’uomo che reggeva il serbatoio, si mettevano al lavoro sui cinque mulini-a-parole che ancora rimanevano, gli altri scrittori vorticarono tutto intorno, strillando a pieni polmoni: sembravano abitanti dell’inferno, nel bagliore rosso e fumoso. Si stringevano reciprocamente le mani, si battevano le mani sulle spalle e si baciavano, si gridavano nelle orecchie i particolari più atroci della distruzione di un mulino-a-parole più odiato degli altri, e poi esplodevano in risate ruggenti.
