
Valona aveva capito. Era arrossita e aveva detto: «Rik non ha mai rubato niente né ferito nessuno.»
«Lo chiami Rik?» Il medico pareva divertito. «Ora, ascoltami bene, come puoi sapere quello che ha fatto prima che tu lo conoscessi? È difficile capirlo dalle condizioni attuali della sua mente. Il sondaggio è stato compiuto in modo totale e brutale. Io non posso dire quanta parte della sua mente sia stata permanentemente asportata e quanta parte si sia invece temporaneamente perduta sotto l’effetto del trauma. Ciò che intendo dire è che una parte di essa ritornerà, col passare del tempo, come gli è tornata la favella, ma non in modo completo. Dovrebbe essere tenuto sotto osservazione.»
«No, no. Deve restare con me. Io lo curo bene, sa?»
Il medico aveva corrugato la fronte, ma subito la sua voce si era raddolcita. «Io mi preoccupo per te, figliola. Può darsi che non tutto il male sia uscito dalla sua mente e non vorrei che un giorno ti nuocesse.»
In quel momento un’infermiera aveva condotto Rik. Lo vezzeggiava per calmarlo come si fa coi bambini. Rik si era portato una mano alla testa e guardava fisso nel vuoto finché i suoi occhi avevano riconosciuto Valona; allora le aveva teso le mani chiamando debolmente: «Lona…»
Lei era scattata in piedi e gli aveva stretto la testa contro la propria spalla, accarezzandolo dolcemente, poi si era rivolta al dottore: «Non potrà mai farmi del male, qualunque cosa accada.»
Il medico aveva detto con aria pensosa: «Naturalmente dovrò stendere un rapporto sul suo caso. Non capisco come sia sfuggito sinora alle autorità, date le condizioni nelle quali dev’essere stato trovato.»
«Questo significa che lo porteranno via, Dottore?»
«Ho paura di sì.»
«Oh, la prego, non dica niente.» Si era messa a torcere il fazzoletto in cui luccicavano le cinque monete di lega di credito implorando: «Le prenda tutte, Dottore. Io lo curerò bene. Le assicuro che non farà del male a nessuno.»
