
«Io lo credo, invece.»
«No. Lo so che non mi crede. Lo capisco dalla sua faccia. Lei sta semplicemente cercando di temporeggiare. Lei non può capire la portata della mia scoperta. Lei non è uno Spazio-Analista. Non credo nemmeno che lei sia chi dice di essere. Chi è veramente?»
«Si sta scalciando per niente.»
«E si sorprende! Lei pensa semplicemente: poveraccio! Lo spazio lo ha reso pazzo. Perché mi crede pazzo, vero?»
«Sciocchezze!»
«Purtroppo è così. Per questo voglio parlare con quelli dell’U.S.I. Loro capiranno se sono pazzo o no.»
L’altro uomo ricordò la propria decisione. Disse: «Lei non sta bene. Voglio aiutarla.»
«Non mi aiuterà affatto» gridò il Terrestre al colmo dell’eccitazione «perché adesso io me ne vado. Può ammazzarmi se vuole, ma non oserà farlo, perché sa che altrimenti il sangue della popolazione di un intero pianeta ricadrebbe su di lei.»
Anche l’altro uomo cominciò a gridare per farsi sentire.
«Io non ho nessuna intenzione di ucciderla. Mi ascolti, non voglio ucciderla. Non è affatto necessario che la uccida.»
Il Terrestre disse: «Ma mi imprigionerà, mi sequestrerà qui dentro. È questo che sta pensando di fare, vero? E come si comporterà quando l’U.S.I. comincerà a cercarmi? Perché sa che quella gente attende da me relazioni sistematiche.»
«L’Ufficio sa che con me lei è al sicuro.»
«Davvero? Scommetto che ignorano persino che io abbia raggiunto il pianeta e credo che non abbiano nemmeno ricevuto il mio primo messaggio!» Il Terrestre si sentì a un tratto cogliere da vertigini, il corpo irrigidito.
L’altro uomo si alzò. Sentiva di non poter più tornare sulla propria decisione. Fece lentamente il giro del lungo tavolo, si avvicinò al Terrestre e gli disse con voce suadente, cavando di tasca la verga nera: «Agisco unicamente per il suo bene.»
