
Il Terrestre balbettò: «Quella è una sonda psichica» ma le parole gli uscirono dalla gola smozzicate, e quando tentò di alzarsi non riuscì quasi a muovere braccia e gambe.
Con i denti stretti da un irrigidimento simile al “rigor mortis”: «Mi ha drogato!» disse.
«Sì, è vero» convenne l’altro uomo. «Ora però mi ascolti bene; non intendo farle del male, ma è impossibile che possa comprendere tutta la delicatezza della questione finché sarà così eccitato e ansioso. Io voglio unicamente liberarla da questa angoscia che la opprime.»
Il Terrestre non era più in grado di parlare, immobilizzato sulla sedia riusciva soltanto a pensare confusamente: “Spazio Onnipotente, mi hanno drogato”. Voleva gridare, urlare, fuggire, ma sembrava che una mano misteriosa lo avesse inchiodato dov’era.
Frattanto l’altro uomo aveva raggiunto il Terrestre. Gli si fermò davanti e lo guardò. Il Terrestre alzò gli occhi verso di lui. Riusciva ancora a muovere le pupille.
La sonda psichica era un complesso automatico indipendente. Bastava introdurre l’ago leggermente alla base della fronte, tra i due occhi. Il Terrestre fissava affascinato e inorridito i movimenti dell’altro finché anche i suoi nervi ottici s’irrigidirono. Avvertì la puntura sottile mentre i minuscoli aguzzi scandagli sondavano attraverso la cute e la carne per stabilire il contatto con le suture delle ossa craniali.
Urlò sino a perdere la voce nel silenzio della propria mente. Gridò con disperazione: «Non capisce? È un pianeta abitato. Non si rende conto che non può assumersi la responsabilità di far perire centinaia di milioni di esseri viventi?»
Il Terrestre senti la sottile vibrazione contro il proprio cranio, poi anche questa scomparve L’oscurità s’infittì, cadde su di lui. Una parte di essa non si diradò mai più. Ci volle un anno perché alcuni isolati frammenti di tenebra si squarciassero.
