D’Lambert osservò il capitano con disprezzo. Panciuto e non rasato, si aggirava borioso nel compartimento, urlando ordini inutili agli uomini che stavano preparando la navetta per il volo. — Non che sia una idea malvagia, in qualsiasi modo tu voglia chiamare la cosa — commentò cupo. — Naturalmente, se pensi che il capitano sia sbronzo adesso, aspetta solo che siamo sul pianeta.

— Eh? — Beynes guardò l’ufficiale scientifico. — Cosa intendi dire?

— L’atmosfera.

— Cos’ha l’atmosfera? Non avevi detto che era ossigeno-azoto?

— Infatti — confermò D’Lambert. — Ma la pressione media è di soli sessantanove torr. Un po’ scarsa per gli Erthumoi. — Indicò con un cenno del capo l’ultimo robot scavatore che stava salendo pesantemente la rampa della navetta. — È per questo che ho raccomandato di portare i robot. Saremo tutti un po’ storditi laggiù, e il lavoro manuale sarà già fin troppo duro.

Beynes bofonchiò. — Ma immagino che l’atmosfera vada bene per i Locriani…

D’Lambert scosse la testa. — No — replicò. — Ecco cos’ha di strano questo pianeta. L’atmosfera per noi sarà anche un po’ rarefatta, ma per i Locriani è ancora troppo densa. E la percentuale di neon è leggermente scarsa per i loro gusti. Oh, certo, i Locriani potrebbero vivere senza respiratore, là… però sarebbero quasi perennemente inebetiti. — Si strinse nelle spalle. — Non capisco.

In effetti era strano. Epsilon Indi II ruotava attorno a una nana arancione di classe K5, in tutto simile al sole locriano, ma era a quasi a cinquantamila anni luce dal mondo d’origine dei Locriani che si trovava nel settore galattico di Cygnus. I Pellegrini Lontani avevano percorso una distanza considerevole per colonizzare un pianeta ai limiti dell’abitabilità per la loro razza.



11 из 268