L’ironia della situazione non sfuggì a Beynes; avevano raggiunto Epsilon Indi II seguendo delle indicazioni fornite da un ubriaco, e adesso si accingevano a scendere sul pianeta sotto la guida di un altro ubriaco.

— Se il recupero sarà abbastanza redditizio — mormorò in seguito a D’Lambert mentre si trovavano nel compartimento della navetta e osservavano i robot scavatori che entravano nella stiva del mezzo da sbarco — dovremmo prendere in considerazione l’idea di rilevare le azioni di Francisco.

L’ufficiale scientifico sorrise, accarezzandosi la barba. — Tieni a freno la lingua, Arne — disse sottovoce. — Se continui a parlare così, potrebbe cominciare a sembrare un ammutinamento.

— Ammutinamento? — Beynes sogghignò e scosse la testa. — Preferisco considerarla una modifica della nostra posizione contrattuale.

Essendo un mercantile indipendente, il Capital Explorer era di proprietà dell’equipaggio. Una volta coperte le spese generali della nave, gli utili venivano divisi in base al numero di azioni che ogni membro dell’equipaggio possedeva. Francisco era capitano del Capital Explorer non tanto per l’esperienza, quanto per il fatto di possedere il pacchetto azionario maggiore. Ma Beynes e D’Lambert insieme possedevano una quota pari a quella di Francisco. Non solo, Beynes aveva all’attivo lo stesso numero di balzi iperspaziali di Francisco e, a differenza del capitano, ii senso del comando del primo ufficiale non annegava in una bottiglia. Se quel viaggio fosse stato abbastanza proficuo, probabilmente avrebbero potuto rilevare le azioni del capitano Francisco. E da come erano andate ultimamente le cose per il Capital Explorer, Francisco avrebbe dovuto essere in pensione da un pezzo… per trascorrere le sue giornate in stato comatoso sul pavimento della birreria di qualche spazioporto, probabilmente. Non c’era molta differenza tra Francisco e Sedric, pensandoci bene.



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