Beynes: Mecca. Abbiamo smesso di chiamare quel pianeta Epsilon Indi II ancor prima di arrivarci. Lo chiamavamo Mecca…

Wolf 630-3 figurava sulle carte nautiche erthuma col nome di New France, ma era noto ai suoi coloni semplicemente come Wolf (Lupo), un nome molto più appropriato. Il terzo pianeta della stella di classe M era freddo, battuto dai venti e in gran parte brullo, tranne una zona equatoriale temperata dove, a mezzogiorno in piena estate, la temperatura a volte saliva fino a toccare i ventisei gradi centigradi. Questo, in pratica, era appena sufficiente a mantenere in vita solo le foreste che rinnovavano l’atmosfera di ossigeno-azoto di Wolf; il resto del pianeta era prigioniero di un’era glaciale perpetua, i continenti settentrionali erano coperti di ghiacci, le regioni meridionali erano perlopiù tundra desolata. Wolf era un mondo inospitale; era abitabile dagli Erthumoi, ma solo di stretta misura. La gente ci andava per far soldi, non per godersi il clima o il paesaggio.

Probabilmente anche la colonia di Hellsgate (Porta dell’inferno) aveva un altro nome, un nome dimenticato da tutti ormai, che compariva soltanto nei documenti ufficiali. Hellsgate era sede delle due sole industrie di Wolf, la mineraria e la cantieristica. Le materie prime estratte nella tundra meridionale raggiungevano Hellsgate, e lì venivano raffinate, lavorate, e alla fine diventavano scafi di astronavi: carghi pesanti, soprattutto, anche se talvolta dai cantieri usciva una nave esploratrice o un mercantile. Hellsgate non era il genere di posto che producesse poeti o filosofi o politici. I suoi uomini e le sue donne avevano mani callose e facce cupe e sfregiate, e le loro vite erano caratterizzate o da un tipo rischioso di longevità — quanto vivevano prima che qualche incidente sul lavoro li stroncasse — o da quanto tempo impiegavano ad accumulare crediti sufficienti per fuggire da Wolf.



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