
Però non furono le guardie ad attirare maggiormente l’attenzione del primo ufficiale. Fu il comportamento di un gruppetto di Locriani sbarcati dietro la squadra armata. Otto Locriani, che indossavano lunghi mantelli rossi; i cappucci penzolavano sul dorso perché a quanto pareva non erano abbastanza grandi da coprire anche i caschi. Seguirono le guardie fino al manipolo di Erthumoi intimoriti e si fermarono dietro il cerchio di Locriani armati, aspettando in silenzio che gli invasori venissero circondati.
— Pellegrini Lontani — mormorò D’Lambert a Beynes. — Quei mantelli devono essere…
— Silenzio, per favore. — La voce filtrata e tradotta apparteneva a uno dei Locriani in rosso, che si trovava in mezzo al gruppo e portava un traduttore sul torace stretto e chitinoso. Beynes sapeva che i Locriani erano in grado di parlare l’erthumoi standard, questo però solo in occasioni diplomatiche; quell’alieno, a quanto pareva, voleva mantenere le distanze, pur se in modo discreto.
— Non parlerete finché non vi verrà rivolta la parola — proseguì il Locriano. — Disarmatevi immediatamente.
Non c’era alcuna minaccia palese in quella richiesta, ma di fronte a quasi due dozzine di armi locriane il sottinteso era fin troppo chiaro. D’Lambert e un altro membro dell’equipaggio tolsero i disintegratori dalla fondina e li gettarono adagio ai piedi dei Locriani più vicini. Beynes esitò a privarsi del suo unico mezzo di protezione.
