
Beynes: Allora sia chiaro questo, Colyns… qualsiasi cosa intendessimo fare su Mecca, distruggere l’insediamento locriano non rientrava affatto nei nostri piani. D’Lambert e io abbiamo fatto di tutto per stare alla larga dalla città, anche dopo che Francisco ci aveva ordinato di cominciare a saccheggiare il posto. Non volevamo neppure avvicinarci a quella città, noi. È stato un incidente, insomma! E lo ha provocato Francisco!
Colyns: Capisco, signor Beynes. La sua dichiarazione fa parte della registrazione ufficiale. Adesso, per favore, mi dica cos’è successo all’arrivo dei Locriani. C’è stato qualche atto ostile da parte sua o da parte di qualche superstite della squadra di sbarco? Beynes: No, nessun atto ostile. Non che non volessimo… Quando avvistarono la navetta locriana che stava entrando nell’atmosfera, quasi tutti volevano barricarsi tra le macerie della città e abbattere il maggior numero possibile di insetti. La distruzione del Capital Explorer, la morte improvvisa dei compagni, la morte di Francisco… erano tutti ricordi ancora troppo vividi. Volevano la vendetta, pura e semplice, indipendentemente da chi potesse avere la colpa.
Ma solo tre uomini della squadra erano armati di disintegratore, e anche se qualcuno propose di utilizzare i robot perché speronassero la navetta locriana una volta atterrata, D’Lambert fece notare subito che le macchine erano state progettate esclusivamente per svolgere operazioni di scavo e non manovre militari. Qualsiasi piano per attaccare i Locriani, dunque, era destinato a fallire… e quando l’enorme mezzo da sbarco locriano atterrò e gli alieni cominciarono a uscire dai portelli, risultò evidente che gli Erthumoi superstiti erano in netta inferiorità numerica; il rapporto di forze era di almeno sei a uno.
E così, un’ora dopo la caduta della navetta sulla città, i cinque superstiti dell’equipaggio del Capital Explorer si ritrovarono circondati da ventidue locriani armati.
