I Superni sembravano indifferenti alle diverse forme di governo, sempre che non fossero né dittatoriali né corrotte. La Terra continuava ad avere democrazie e monarchie, comunismo e capitalismo, fonte, questa, di grande sorpresa per molte anime semplici convinte che il loro fosse il solo sistema di vita possibile. Altri credevano che Karellen attendesse soltanto il momento giusto per dar vita a un sistema che avrebbe spazzato via ogni altra forma di convivenza sociale, e che per questo motivo non si era preso la briga di riforme politiche secondarie. Ma come ogni altra supposizione riguardo ai Superni anche questa era solo una congettura senza basi. Nessuno conosceva il loro vero scopo e nessuno sapeva verso quale futuro stessero spingendo il gregge del genere umano.

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Era un po’ di tempo che Stormgren dormiva male, strano, considerato che tra poco sarebbero finite per sempre le preoccupazioni inerenti alla sua carica. Serviva il genere umano da quarant’anni e i Superni da cinque, ed erano ben pochi gli uomini che, volgendosi come lui a guardare indietro, vedessero appagate tante ambizioni. Forse era proprio questo il guaio: negli anni, pochi o tanti, che gli restavano da vivere, non avrebbe avuto altri scopi da raggiungere che gli servissero da sprone. Da quando Martha era morta e i figli si erano formati la propria famiglia, i suoi legami col mondo si erano sempre più allentati. Forse perché aveva cominciato lui stesso a identificarsi con i Superni, staccandosi in tal modo gradatamente dall’umanità. Quella era un’altra notte agitata in cui il suo cervello continuava a girare come una ruota impazzita.

Visto che non riusciva a prendere sonno, si alzò, infilò la vestaglia e uscì sul terrazzo del modesto appartamento.



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