
«Immagino che siate venuti per porre le vostre condizioni. Quale sarebbe il mio riscatto?»
Osservò che in fondo alla stanza qualcuno stava stenografando le sue parole. Tutto aveva l’aria molto burocratica. Il capo rispose con spiccato accento gallese.
«Potete anche metterla così, signor Segretario Generale. Ma noi vogliamo informazioni, non denaro.»
Era così, dunque, pensò Stormgren. Era prigioniero di guerra, e quello era il suo interrogatorio.
«Voi conoscete i nostri scopi» riprese l’altro, con la sua voce cantilenante. «Chiamateci un movimento di resistenza, se preferite. Siamo convinti che, prima o poi, la Terra dovrà battersi per la sua indipendenza, ma la lotta può essere condotta solo col sistema del sabotaggio e della disobbedienza civile. Vi abbiamo rapito, in parte per dimostrare a Karellen che facciamo sul serio e siamo ben organizzati, ma soprattutto perché voi siete un uomo ragionevole, signor Stormgren. Assicurateci la vostra collaborazione e sarete rimesso in libertà.»
«Che cosa volete sapere esattamente?» domandò Stormgren, cauto. Quegli occhi straordinari sembravano frugargli fino in fondo al cervello. Erano occhi diversi da quanti ne avesse mai visti. La voce cantilenante ri-prese: «Sapete chi o che cosa sono realmente i Superni?»
