Stormgren sorrise. «Credetemi» disse «sono desideroso quanto voi di scoprirlo.»

«Risponderete, dunque, alle nostre domande?»

Si udì un lieve sospiro di sollievo da parte di Joe, e un mormorio di attesa si diffuse per la saletta.

«Noi abbiamo un’idea generica» riprese l’altro «delle circostanze in cui incontrate Karellen. Ma sarà meglio che ci descriviate i vostri incontri senza omettere niente d’importante.»

Cosa, questa, abbastanza innocua, pensò Stormgren. L’aveva già fatto molte volte e avrebbe avuto l’apparenza di una collaborazione. Erano cervelli acuti quelli che aveva davanti a sé e chissà che non scoprissero qualcosa di nuovo. I sei uomini avrebbero fatto tesoro di qualsiasi cosa lui avesse detto, e tra quello che Stormgren poteva dire non c’era assolutamente niente che potesse danneggiare in qualche modo Karellen. Si frugò in tasca e ne tolse una matita e una vecchia busta gualcita. Schizzando rapidamente un disegno, cominciò a parlare. «Saprete, naturalmente, che un piccolo ordigno volante, senza mezzi manifesti di propulsione, viene a prendermi a intervalli regolari per trasportarmi a bordo dell’astronave di Karellen. Esso penetra nel ventre della nave, e voi avete senza dubbio visto i film che sono stati ripresi sull’operazione. La porta si riapre — ammesso che si voglia proprio chiamarla porta — e io entro in una saletta dove ci sono un tavolo, una sedia e uno schermo televisivo. Più o meno è così.»

Spinse il disegno verso il vecchio gallese, ma gli strani occhi non si volsero al foglio. Erano sempre fissi sulla faccia di Stormgren e, mentre questi li guardava, parve che qualcosa mutasse nelle loro profondità. La stanza si era fatta a un tratto silenziosa, e Stormgren sentì alle sue spalle il respiro rauco di Joe.



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