«Perché così serio?» chiese Grigorievic. «Dovresti essere contento. Fra un mese noi saremo in viaggio nello spazio cosmico, e gli yankee soffocheranno di rabbia.»

«Ottimista come al solito» disse Schneider. «Anche se i motori funzionano, non sarà tanto semplice, credimi, e le notizie che abbiamo di Taratua mi preoccupano. Ti ho detto più volte che Hoffmann è un uomo di qualità eccezionali, e per di più può contare su miliardi di dollari. Le fotografie della sua astronave non erano molto chiare, ma sembra che sia quasi ultimata. Inoltre, Hoffmann ha finito le prove dei motori cinque settimane fa.»

«Oh, non preoccuparti» rise Grigorievic. «Sono gli americani, vedrai, che avranno la più grande sorpresa della loro storia. Ricordati, loro non sanno niente dei nostri progetti.»

Schneider si chiese se fosse vero, ma non osò esprimere dubbi. Avrebbe potuto mettere in moto la mente di Grigorievic per sentieri troppo tortuosi, e se alla fine si fosse scoperta una falla, lui si sarebbe trovato nei guai per chiarire la sua supposizione.

La sentinella li salutò quando rientrarono nella palazzina della direzione. Schneider pensò che il personale militare era quasi più numeroso di quello tecnico. Ma questo era il sistema dei russi, e finché non gli davano fastidio, lui non aveva motivo di lamentarsi. Fino a quel momento, nel complesso, a parte qualche sporadico episodio esasperante, le cose erano andate meglio di quanto avesse sperato. Ma, in definitiva, solo il futuro avrebbe stabilito se aveva scelto meglio lui o Reinhold.

Stava già lavorando sulla sua relazione finale, quando fu distratto da un vocio disordinato. Per qualche istante rimase seduto immobile alla sua scrivania, a chiedersi quale inconcepibile evento poteva aver distrutto la rigida disciplina della base.

Poi andò alla finestra, e per la prima volta in vita sua conobbe veramente la disfatta e la disperazione.



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