Charles Sheffield

Le guide dell’infinito

Giacendo addormentato tra i rintocchi della notte, vidi l’amor mio chinarsi sul mio triste letto, pallida come la più scura foglia o corolla di giglio…

Augustus Swinburne

A Rose

INTRODUZIONE DELL’AUTORE ALL’EDIZIONE ITALIANA

È probabile che la maggior parte delle opere di fantascienza tragga spunto da un incidente casuale o da un’idea: questo è vero in modo particolare per Le guide dell’infinito (Between the Strokes of Night, 1985), e l’incidente in questione è stato di natura piuttosto prosaica.

Sul finire del 1983, mi trovai nella necessità di sviluppare un algoritmo per il lavoro che svolgo nel campo dell’elaborazione delle immagini e, una volta ultimata la parte matematica, dovetti sperimentare l’idea con dati reali. Non ritengo di essere molto abile come programmatore di computer ma, siccome ci sarebbe voluto più tempo per spiegare ad altri quello che mi serviva di quanto ne avrei impiegato provvedendo di persona, decisi di scrivere io stesso il programma in questione.

Una mattina d’ottobre, mi sedetti a tavolino e lavorai per un tempo che mi parve non essere superiore a un’ora; quando guardai l’orologio, tuttavia, constatai che erano le due e trenta passate. Assorbito in quello che stavo facendo, avevo perso cinque ore.

Più tardi, quello stesso giorno, mi sorpresi a pensare al tempo… in particolare alla differenza esistente fra il tempo soggettivo e quello oggettivo. Fin dal diciassettesimo secolo, epoca in cui Newton ha introdotto nella scienza la nozione del tempo assoluto, questo concetto ha dominato i nostri pensieri: anche se Einstein ha dimostrato che la velocità del passaggio del tempo dipende dall’osservatore, per la maggior parte di noi un’ora rimane pur sempre un’ora, una quantità ben definita che è uguale per tutti. Puntiamo la sveglia alle nove di mattina e ci diamo appuntamento per pranzo all’una, ed è certo che quando c’incontriamo, siamo concordi nell’affermare che sono trascorse quattro ore.



1 из 309