
Ma, da un punto di vista soggettivo, quelle quattro ore possono differire enormemente. Per uno di noi che sia in attesa dei risultati di un esame medico, una mattinata può sembrare eterna, mentre per un altro, che la trascorre con la fidanzata che dovrà poi partire nel pomeriggio, le ore volano in un attimo. Infine, per una terza persona, che ha dormito tutta la mattina, quelle ore semplicemente non esistono.
Nell’universo può anche esserci un tempo oggettivo, ma esso è irrilevante per gli esseri umani: tutto quello che conta, è il modo in cui noi percepiamo il tempo, ed ognuno lo può percepire con un ritmo diverso. Un’idea comunemente accettata è che esso trascorra più in fretta per gli anziani che non per i giovani: per un bambino di cinque anni, un’ora è un tempo molto lungo, una settimana è addirittura incomprensibile. Per una persona avanti negli anni, un’ora non è nulla. Un mio amico, settantenne, mi ha detto che, ultimamente, gli sembra di fare colazione ogni quindici minuti.
La rapidità con cui il tempo scorre può variare per persone diverse. Supponiamo che questa variazione possa essere enorme… che il tempo differisca per ogni individuo secondo un fattore calcolabile in migliaia o addirittura in milioni di unità: quello che per un soggetto è un secondo, per un altro potrebbe equivalere a un’intera giornata. Per me gli anni potrebbero volare mentre voi pranzate.
Supponiamo inoltre che le suddette differenziazioni cronologiche soggettive possano essere scientificamente controllate.
Questa riflessione costituisce il nucleo di Le guide dell’infinito, ed è l’idea originale da cui è nato il libro.
