Il corridoio si prolungava fuori dell’edificio principale, diventando un lungo marciapiede coperto. Rivolse il suo primo sguardo al disegno delle nuvole di metà mattina. Stava ancora cercando di piovere. Cosa mai stava succedendo? Il tempo era proprio ammattito. Da quando il ciclo climatico aveva cominciato a dare i numeri, nessuna delle previsioni valeva più una cicca. Una nebbia bassa si arricciava sopra le colline vicino a Christchurch, e faceva più caldo di quanto avrebbe dovuto. Stando a tutti i rapporti, la situazione era altrettanto brutta nell’emisfero settentrionale, almeno quanto lo era in Nuova Zelanda. E gli americani, i sovietici e gli europei stavano soffrendo d’una insufficienza di raccolti molto maggiore.

La sua mente riandò al primo laboratorio. Ogni cosa era stata concepita per produrre meno umidità. Non c’era da meravigliarsi che i condizionatori d’aria facessero nevicare su Jinx, l’umidità esterna doveva essere prossima al cento per cento. Forse avrebbero dovuto aggiungere un deumidificatore al sistema, quello che avevano adesso stava funzionando come una maledetta macchina per produrre neve. Avrebbe dovuto chiedere quell’aggiunta all’equipaggiamento alla riunione di oggi?

La riunione.

Charlene strappò la propria attenzione dagli esperimenti di laboratorio. Avrebbe avuto tutto il tempo di preoccuparsene più tardi. Accelerò il passo: su per una breve rampa di scale, una svolta a sinistra, e si trovò nella C-53, la sala conferenze dove venivano tenuti i riesami settimanali. E, grazie a Dio, c’era arrivata prima di JN.

S’infilò al suo posto al lungo tavolo, salutando con un cenno della testa gli altri che erano già seduti: «Ammazzafelini» Cannon da fisiologia, de Vries da Soggetti Esterni; Beppo Cameron da Farmacologia (con un tromboncino all’occhiello, dove diavolo l’aveva trovato, con quel clima inclemente?). Gli altri la ignorarono e continuarono ad esaminare le loro cartelle aperte.



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