
Adesso la maggior parte degli animali non mostrava alcun interesse nel cibo o nel sesso. Un piccolo gruppo era diventato feroce, attaccando qualunque cosa si avvicinasse a loro. Ma erano ancora tutti vivi. Quello era un progresso. Il loro penultimo esperimento era fallito in meno della metà di quel tempo.
Ogni settore dell’edificio conteneva dei recinti a temperatura controllata. Nella sezione successiva arrivò a una stanza dov’erano ospitati i marsupiali e i roditori in ibernazione. Passò lentamente davanti a ciascuna gabbia chiusa, tra le alte pareti: la sua attenzione era divisa fra gli animali e le considerazioni sull’imminente riunione.
Le marmotte e gli scoiattoli comuni erano lì, accanto ai gerboa mutati. Chi gestiva quella sezione? Aston, se ricordava bene. Non altrettanto organizzato né gran lavoratore, se paragonato a Wolfgang Gibbs, ma per lo meno non le faceva correre i brividi lungo la spina dorsale. Lei era più alta di Wolfgang. E sua superiore di tre gradi. Ma c’era qualcosa in quei suoi occhi bronzei… qualcosa che ricordava gli animali. Wolfgang non aveva paura degli orsi, o dei grossi felini, e neppure dei suoi superiori. Un pensiero inquietante le balenò all’improvviso nella mente. Quello sguardo. Una sera Wolfgang le avrebbe chiesto di uscire con lui. E poi?
D’un tratto, consapevole che il tempo stava passando, cominciò a correre lungo il corridoio successivo. Le scarpe la paralizzavano, ma non poteva permettersi di arrivare in ritardo. Quelle maledette scarpe… perché non riusciva mai a trovarne un paio che le andasse bene, come facevano tutti? Non devo arrivare in ritardo. Nei laboratori, da quando JN era stata nominata direttrice, la mancanza di puntualità era un peccato mortale («Quando fai tardare l’inizio d’una riunione, rubi il tempo a tutti facendo loro pagare la tua mancanza di efficienza…»).
