Naturalmente, un’idea non è una trama, e mentre sviluppavo quest’ultima ho cominciato a documentarmi sempre più sul tempo, sia nel campo scientifico che letterario, trovando ben presto la conferma che questa è una delle grandi ossessioni dell’umanità; il nostro linguaggio e la nostra poesia pullulano di frasi che esprimono da un lato la natura immutabile del tempo e, dall’altro, il nostro vano desiderio di potere in qualche modo controllare il suo inesorabile scorrere:


“Il tempo è denaro.”

“O, poter richiamare il giorno trascorso, chiedere al tempo di ritornare.”

“Tempus fugit”… il tempo fugge.

“Ma alle mie spalle io sempre sento, del Tempo il cocchio alato che rapido s’appressa.”

“Mobile il dito scrive e, avendo scritto, passa oltre”.

“Guadagneremo il tempo perduto”.

“Il tempo e la marea non aspettano nessuno”.

“Sorgi, sorgi ancora, occhio della bionda Natura, e rendi perpetuo il dì, oppure fa’ che quest’ora non sia che un anno, un mese, una settimana, un giorno naturale…”


E questi non sono che alcuni dei molteplici esempi reperibili nelle grandi opere di ogni èra e scritte in qualsiasi lingua, perché tempo e mortalità procedono mano nella mano, e noi non possiamo pensare al primo senza essere consapevoli della seconda.

Questo libro sopravviverà abbastanza a lungo da essere letto quando il tempo non avrà più alcun significato per me, personalmente? Sarebbe bello pensarlo. In ogni caso, spero che Le guide dell’infinito risulti una lettura avvincente, perché scriverlo è stato divertentissimo, in quanto il controllo scientifico del tempo soggettivo permette ad uno scrittore di fantascienza di spaziare enormemente. Con quanta frequenza capita che un libro possa cominciare in un’epoca vicina a quella attuale ed arrivare addirittura alla fine dell’intero universo… mantenendo presenti gli stessi personaggi nell’arco di tutta la narrazione?



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