
L’orsa dormiva sul ciglio della morte. La temperatura del suo corpo rimaneva costante, dieci gradi al di sopra del punto di congelamento. Quell’enorme cuore pompava a due pigri battiti al minuto, l’indice metabolico era sceso di un fattore di cinquanta. Il respiro si stava indebolendo in modo costante, tradito adesso soltanto dal sottile strato di cristalli di ghiaccio della frangia della barba bianca e intorno al muso arrotondato.
— Non va bene. — Nella voce echeggiò un’ulteriore nota d’urgenza. — Scende ancora, e stiamo perdendo la traccia delle pulsazioni. Dobbiamo rischiare. Dalle una scossa più forte.
Il disegno della luce si alterò. Vi fu una stilettata di magenta, un rapido ammiccare di zaffiro e turchino, poi una spruzzata di punti color zafferano e rubino sulle pareti ghiacciate. A mano a mano che l’arcobaleno veniva modulato, l’orsa cominciò a reagire al segnale. Gli occhi color ardesia tremolarono nella lunga testa liscia. L’enorme torace fremette.
— È il massimo che oso tentare. — La seconda voce era più profonda. — Cominciamo ad avere una maggior fibrillazione cardiaca.
— Mantieniti a questo livello. E tieni d’occhio la temperatura rettale. Perché mai sta succedendo proprio adesso? — La voce echeggiò angosciata attraverso la caverna dalle spesse pareti.
La cavità in cui l’orsa giaceva era larga quindici metri. Attraverso la parete esterna correva una ragnatela di fibre ottiche. Passava sotto il ghiaccio arrivando fino a una scatola tozza vicino al corpo della bestia. Deboli segnali elettronici giungevano da aghi piantati in profondità nella pelle coriacea dell’animale, dove i sensori controllavano le decrescenti correnti vitali del grande corpo. La conduttività della pelle, il battito del grande cuore, la pressione sanguigna, la temperatura, gli equilibri chimici, la concentrazione ionica, i movimenti degli occhi e le onde cerebrali venivano continuamente controllati. Codificati e amplificati nella scatola quadrata, i segnali passavano come impulsi di luce lungo le fibre ottiche fino a un pannello sistemato all’esterno della parete.
