
«Lo faccia scomparire» – intimò Cecè al vice.
La cabina della signorina Candida era in perfetto ordine, tranne che per il letto. Il lenzuolo superiore era appallottolato e stava tutto dalla parte dei piedi: si vede che la signorina, istintivamente, aveva scagliato il lenzuolo contro il fantasma. Che, a sua volta, era un lenzuolo. A Cecè venne da ridere. La storia era comica, il risvolto negativo era la ripercussione che avrebbe potuto avere sui crocieristi. Come fare a calmare le acque?
Mentre ci ragionava, notò due cose. La prima era che aveva trovato la luce accesa. Quindi la signorina, appena visto il fantasma, aveva azionato l’interruttore. E il fantasma si era dissolto o era restato ancora visibile? La seconda era che ogni cosa di proprietà della signorina Meneghetti era nova nova. Per terra, due paia di scarpe appena incignate, su una sedia una costosissima borsa che sapeva ancora di fabbrica. Raprì l’armuar: su sei vestiti che stavano appesi, quattro avevano attaccata l’etichetta. Quasi tutta la biancheria intima stava nelle confezioni originali. C’erano macari due valigie Vuitton ed era chiaro ch’erano stateri empite per la prima volta. La signorina Meneghetti, che doveva essere ricca, si era fatta un costoso corredo proprio per quella crociera.
Tornò in ufficio. Lo trovò stipato di passeggeri che volevano cambiare cabina. Il vice, rosso e sudato, ora mai faticava persino a parlare.
«Trovo incredibile» – stava dicendo uno – «che su una nave come questa, dotata di tutto, manchi proprio un ghostbuster o, in linea subordinata, un esorcista!»
Cecè chiamò il suo vice in disparte. Venne informato che la signorina Candida era nel retroufficio, in quanto al giornalista free-lance aveva pensato bene di farlo convocare dal comandante.
«Che ha trovato?» – spiò ansiosa la signorina vedendolo.
