
Aveva però domandato e ottenuto di essere affiancato da un vice di lunga spirenzia. Come poté vedere da subito, questo vice, un quarantino triestino, il misteri suo lo sapeva fare. Quando arrisolveva il problema di un crocierista, di regola si rivolgeva a Collura: «Lei è d’accordo, vero, commissario?». E Cecè, dopo averlo taliato negli occhi per vederese с’era una minima traccia d’ironia, calava la testa in segno d’assenso. Imparò rapidamente dal triestino il modo migliore di comportarsi coi passeggeri. Da commissario di polizia poteva di tanto in tanto concedersi dei toni bruschi, evasivi, distaccati: qui questa gamma gli era negata, era totalmente al servizio di quelli che avevano pagato il biglietto. Avevano pagato e pretendevano. Nel giro delle prime ventiquattro ore, il suo vice abilmente placò malumori, ascoltò recriminazioni, promise fulminee soluzioni. Poi il tempo lungo della navigazione su un mare che pareva una tavola contagiò tutti, finirono urti e attriti, principiarono nuove conoscenze. E fu proprio una delle nuove conoscenze di Cecè, la signora Agata Masseroni maritata McGivern, a farlo imbattere in una situazione perlomeno stramma.
