
E chi era? Cecè fece uno sforzo e finalmente s’arricordò ch’era un cantante che avrebbe dovuto intrattenere i passeggeri.
A bordo i cantanti erano quattro, i prestigiatori due, gli animatori otto, più un esercito di orchestrali.
«È bravo?»
La signora Agata isò gli occhi al cielo.
«Divino, mi dicono. Stamattina tutti ne parlavano. E allora che fa, commissario, m’accompagna?»
Arrivarono che Joe Bolton stava esibendosi a una platea non tanto giovanile, l’età media dei presenti oscillava attorno alla cinquantina. E si poteva capire, perché quello cantava canzoni degli anni ‘60. Cantava? Dopo averlo sentito per una mezzorata, Cecè si pose la domanda. Voce Joe Bolton non ne aveva, questo era certo e non era poi un fatto grave, però suppliva, in qualche misterioso modo riusciva a convincere tutti che, solo se avesse voluto, avrebbe potuto tirare fora un do di petto capace di spaccare un lampadario. Non lo faccio, pareva dire, per discrezione e per eleganza. E tutti gli davano fiducia. E applaudivano freneticamente, soprattutto le fimmine con l’occhio inumidito. «È un fascinatore» – concluse Cecè –. «Quello, se ci si mette d’impegno, è capace di convincerci che la luna è quadrata.»
