La coppia McGivern, la coppia Donandoni e la coppia Distefano avevano posto, nel più lussuoso dei tre ristoranti, al tavolo del commissario il quale, durante i pasti, doveva amabilmente intrattenere gli ospiti. Cecè ci provò a operare una sostituzione, ma il suo vice gli fece notare che quello era un compito che spettava di diritto al commissario, tutta una tradizione crocieristica sarebbe stata irrimediabilmente sconvolta se al posto del titolare si fosse appresentato il vice. Mister McGivern, che possedeva qualche pozzo nel Texas, alle nove di sira spaccate si andava acorcare, poco appresso lo seguiva la coppia Donandoni (lui novantino, lei ottantina) mentre la coppia Distefano, cinquantina, aveva la passione del ballo e perciò mangiavano di prescia per poi scomparire per abbandonarsi al loro vizio preferito. Così restavano faccia a faccia la signora Agata Masseroni, che non aveva mai gana di sonno, e Cecè. Alla seconda serata, la signora Agata spiò al commissario: «Mi accompagna a sentire Joe Bolton?».

E chi era? Cecè fece uno sforzo e finalmente s’arricordò ch’era un cantante che avrebbe dovuto intrattenere i passeggeri.

A bordo i cantanti erano quattro, i prestigiatori due, gli animatori otto, più un esercito di orchestrali.

«È bravo?»

La signora Agata isò gli occhi al cielo.

«Divino, mi dicono. Stamattina tutti ne parlavano. E allora che fa, commissario, m’accompagna?»

Arrivarono che Joe Bolton stava esibendosi a una platea non tanto giovanile, l’età media dei presenti oscillava attorno alla cinquantina. E si poteva capire, perché quello cantava canzoni degli anni ‘60. Cantava? Dopo averlo sentito per una mezzorata, Cecè si pose la domanda. Voce Joe Bolton non ne aveva, questo era certo e non era poi un fatto grave, però suppliva, in qualche misterioso modo riusciva a convincere tutti che, solo se avesse voluto, avrebbe potuto tirare fora un do di petto capace di spaccare un lampadario. Non lo faccio, pareva dire, per discrezione e per eleganza. E tutti gli davano fiducia. E applaudivano freneticamente, soprattutto le fimmine con l’occhio inumidito. «È un fascinatore» – concluse Cecè –. «Quello, se ci si mette d’impegno, è capace di convincerci che la luna è quadrata.»



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