
Dall’immagine del computer, Emanuela De Angelis, milanese, venticinque, risultava essere non solo una gran bella picciotta, ma la quintessenza dell’innocenza.
Allo scadere delle tre ore lo chiamarono da Firenze. Parlò a lungo al telefono, andò soddisfatto a mangiare poi si stinnicchiò sul letto e dormì fino al tramonto, quando un addetto lo svegliò avvertendolo che i crocieristi stavano per tornare a bordo. Una delle ultime ad acchianare fu la signorina De Angelis. Cecè le si avvicinò sorridente: «Mi permette una domanda? Da quanto tempo è l’amante di Carlo Firmiani, lo scioperato figlio della signora Tosca? Avevate architettato un delitto perfetto: stasera, vedendola viva, la signora sicuramente ci sarebbe rimasta. E Carlo avrebbe ereditato una fortuna».
La picciotta scoppiò a piangere.
E al lungo elenco delle persone che non erano quelle che parevano, Cecè Collura ci aggiunse una finta morta. Ma quella crociera era vera o virtuale?
Un mazzo di donne per il petroliere Bill
Da qualche tempo il commissario Collura aveva notato che la signora Agata Masseroni, maritata con il signor Bill McGivern, petroliere texano, era alquanto cangiata d’umore, parlava picca e non si faceva più le sue belle risate contagiose a scialacore. Alla coppia era spettato il privilegio d’assittarsi a pranzo e a cena, al tavolo del commissario, secondo un cerimoniale basato essenzialmente sui conti in banca, veri o presunti, dei partecipanti alla crociera. Ogni sera, alle nove spaccate, il petroliere McGivern si susiva dal tavolo, salutava e andava a corcarsi, come da un’abitudine tramandatagli dai Pionieri del West, suoi antenati. Gli altri commensali erano i coniugi Distefano, cinquantini con una sfrenata passione per il ballo che scomparivano appena finito di mangiare per tuffarsi «nel vortice delle danze» e la coppia Donandoni, che in due assommavano centosettant’anni d’età e che perciò principiavano ad avere gli occhi a pampineddra per il sonno già appena cominciava a scurare.
