«Senta, commissario, io soffro d’insonnia, riescoa prender sonno dopo le cinque del mattino. Vorrebbe essere tanto cortese di pregare il comandante di far scattare l’allarme tra l’una e le tre di notte?»

«Se l’esercitazione dell’altra volta è stata veramente finta, chi m’assicura che la prossima non sia veramente vera?»

Il segnale d’abbandono nave il comandante, che in quell’occasione rivelò avere leggere tendenze sadiche, lo fece suonare alle cinco del matino. Intordonuti dal sonno, i crocieristi stavolta non ebbero gana di ridere o di sgherzare, s’avviarono al punto di riunione con passo da corteo funebre. Non ci furono incidenti e il comandante riconvocò gliufficiali.

«Non c’è male, posso considerarmi abbastanza soddisfatto. È necessario però fare un’ultima esercitazione, più completa. I crocieristi non dovranno limitarsi araggiungere il punto di riunione, ma salire sulle scialuppe che verranno messe in mare. La terremo in pieno giorno, alle quindici. Lei, commissario, stavolta avverta i passeggeri e spieghi loro cosa dovranno fare.»

L’umore di Cecè addiventò scuro comeuna nottata di frivaro. Non arrinisciva a levarsi dalla testa una voce che ripeteva come un disco inceppato: “Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino”. Invece si sbagliò, non fu quella la volta che la gatta ci lasciò la zampa. Tutto andò benissimo, il comandante restò soddisfatto, si congratulò con gli ufficiali, disse che sarebbe stato di parola, niente più esercitazioni d’abbandono nave. Però, a essere sinceri sino in fondo, proprio benissimo non andò, in quanto la trentenne e splendida Irene Martino, moglie del Cavaliere del lavoro Martino Martino, perdette in mare il borsone da viaggio che si era portata appresso sulla scialuppa. E dintra il borsone ci stavano tutti i gioielli che sfoggiava col più piccolo pretesto e che erano stati assicurati per miliardi due e mezzo. Quando la signora s’appresentò col marito sissantino per denunziare l’incidente, a sentire il valore dei gioielli persi in mare, Cecè Collura stunò. L’incantevole signora sorrise:



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