Harry Harrison

Le stelle nelle mani

1

L’esplosione che distrusse la parete ovest del laboratorio di fisica dell’Università di Tel Aviv non ferì seriamente il professor Arnie Klein, che in quel momento lavorava nel locale. Un solido banco d’acciaio l’aveva protetto riparandolo dallo spostamento d’aria e dai frammenti volanti, e lui era caduto a terra cavandosela con un piccolo taglio su una guancia.

Quando si rialzò, comprensibilmente scosso, il professore si passò una mano sulla faccia e guardò allibito la punta delle dita sporche di sangue. Quell’angolo di laboratorio era ridotto a un mucchio di macerie e di resti contorti, da cui salivano qua e là sottili spirali di fumo o di polvere.

Il fuoco! Quel pensiero lo scosse. L’apparecchiatura era andata distrutta, ma la relazione dell’esperimento e gli appunti potevano forse essere salvati. Si aggrappò disperatamente a un cassetto contorto dall’esplosione, e tirò finché quello, cigolando, si aprì. Dentro c’era una cartelletta, frutto prezioso di alcune settimane di lavoro. E vicino a questa ce n’era un’altra, dello spessore di quindici centimetri, che conteneva sei anni di fatiche. Le afferrò entrambe e, poiché sulla parete lì accanto si era aperta una comoda breccia, pensò bene di uscire da quella parte. Prima di tutto bisognava mettere al sicuro i documenti: era la cosa più importante.

Il vialetto che portava al retro dell’edificio veniva usato di rado e, nel calore afoso di quel pomeriggio, era deserto. Prima sarebbe stato materialmente impossibile prendere quella scorciatoia, uscendo dal laboratorio, ma ora si poteva arrivare direttamente fino al dormitorio della facoltà. La cartelletta sarebbe stata al sicuro, in camera sua: era una buona idea.

Affrettò il passo, per quanto lo permetteva il cocente vento che spirava dall’Africa. Era talmente assorto nei suoi pensieri, che non si rese conto del fatto che nessuno si era accorto di lui.



1 из 200