
— Bisogna sempre prendere la faccenda della sicurezza nazionale molto seriamente, professor Rasmussen — dichiarò, osservando tutti i minimi particolari mentre parlava. — Voi possedete qualcosa che va tenuto al sicuro, quindi dovete avere questa sicurezza in qualsiasi momento.
— Ciò che abbiamo qui…
— Insisto perché non mi diciate nulla. Meno persone sanno, meno persone parlano. Permettetemi solo di prendere le precauzioni necessarie e continuate tranquillamente a lavorare.
— Santo cielo, ma io non sono affatto preoccupato! Abbiamo iniziato a lavorare da poco, e nessuno sa ancora niente del progetto.
— Proprio così deve essere! Preferisco entrare in scena all’inizio, o anche prima dell’inizio, per sistemare le cose debitamente. Se quelli non apprendono alcun particolare non apprendono niente.
Skou aveva l’abilità di creare strani bisticci di parole che lo facevano sembrare uno stupido, mentre non lo era affatto. Quando si levava in piedi, le mani affondate nelle tasche della giacca di tweed consunta, la sua figura pendeva con una strana inclinazione che gli dava l’aria dell’eterno ubriaco. Anche la faccia insulsa e i capelli radi, color sabbia, contribuivano a dare quell’impressione. Ma si sapeva che era falsa. Skou era un funzionario di polizia da molti anni, parlava il tedesco alla perfezione, ed era stato collaboratore e compagno di partite a carte piuttosto disprezzato degli invasori tedeschi a Helsingør, durante la guerra.
