
— Skal — dissero insieme, come d’uso. E scolarono i bicchieri. Poi Arnie, mentre sorseggiava la birra, guardò la nave traghetto bianca e nera che faceva servizio per la Svezia, e che in quel momento passava di lì, imponente. Gli autobus aspettavano pazientemente, in fila, mentre i turisti salivano sulle rocce per la rituale visita alla statua della Sirenetta, con la macchina fotografica pronta in mano. Dietro ad essi, le bianche vele di piccoli panfili provenienti dalla darsena tagliavano l’azzurro freddo del Sound. Il mare! Non ci si può allontanare dal mare più di sessantaquattro chilometri, in Danimarca; è la nazione marinara, per eccellenza. I bianchi triangoli delle vele sembravano avviliti da un grande transatlantico ancorato a Langeliniekaj, tutto palpitante di bandiere da segnalazione e vessilli, che gli davano un’aria scanzonata. All’improvviso, un pennacchio di fumo uscì dal fumaiolo anteriore. Un momento dopo si udì distintamente il gemito lontano della sirena.
— Una nave — disse Arnie. Ora che ripensava al suo lavoro, sembrava che ogni traccia di ciò che aveva sofferto fosse scomparsa. — Ci occorre una nave. Quando vorremo provare un… — Esitò, e tutti e due si guardarono attorno senza girare la testa, come cospiratori. Quindi Klein aggiunse, a voce bassissima: — Un apparecchio più grande. Il primo è troppo piccolo, serve solo a dimostrare una teoria. Ma un apparecchio di dimensioni maggiori dovrà essere sperimentato su vasta scala, per poter appurare se ci troviamo di fronte a qualcosa di più di una banale dimostrazione da laboratorio, capace solo di far saltare in aria l’attrezzatura.
— Funzionerà. Ne sono certo.
Arnie torse la bocca e allungò la mano per prendere la bottiglia.
— Beviamo ancora qualcosa — disse.
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— Riguarda la sicurezzza — disse Skou.
