Nella cartella c’era ancora un rapporto di Abalkin, quello sull’operazione su Higanda. A parer mio l’operazione era stata di poco conto: il capocaccia di sua altezza il duca di Alaj aveva sistemato come fattorino in una banca un suo parente povero. Il capocaccia era Lev Abalkin, ed il parente povero un certo Kornej Jašmaa. Come immaginavo, questo materiale mi fu del tutto inutile. Oltre a quello di Kornej Jašmaa, per quanto mi fu possibile notare ad una lettura veloce, il rapporto non conteneva nessun altro nome di terrestri. Qua e là ricorrevano degli Zoggi, Nagon-Gig, scudieri, direttori di conferenze, altezze serenissime, maestri di armature, dame di corte… Mi annotai questo Kornej, sebbene sapessi che difficilmente mi sarebbe servito. In tutto, il rapporto era di ventiquattro pagine, e nella cartella non c’erano altri rapporti di Lev Abalkin sul suo lavoro. Mi sembrò strano, e cominciai a riflettere sul perché, fra tutti i numerosi rapporti di un Progressore professionista, nella cartella 07 ce ne fossero solo due e perché proprio quei due.

Entrambi i rapporti erano scritti in stile “archivista” e, a mio parere, avevano forti affinità con i temi scolastici del tipo «come ho passato le vacanze dal nonno». Scrivere rapporti così è un piacere, ma leggerli è un tormento. Gli psicologi (seduti nel loro quartier generale) pretendono che i rapporti contengano non solo dati obiettivi sugli avvenimenti e i fatti, ma anche sensazioni soggettive, impressioni personali e il flusso della coscienza dell’autore. Secondo loro, lo stile del rapporto (“archivista”, “generale”, “artista”) non lo sceglie l’autore, ma gli viene imposto, viene regolato da misteriose considerazioni psicologiche. In verità, si tratta di menzogna, una menzogna imperdonabile, e di statistica, ma non dobbiamo dimenticare anche la psicologia!



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